Si riaccende il dibattito tra Germania e Italia sulla questione migratoria. Berlino ha deciso di riprendere i trasferimenti verso l'Italia dei richiedenti asilo, noti come dublinanti, per i quali le normative europee indicano l'Italia come responsabile della valutazione delle domande.
La situazione potrebbe diventare un nuovo punto di scontro tra i due governi. Da un lato, il ministero dell'Interno tedesco afferma che i trasferimenti sono previsti dagli accordi bilaterali e possono quindi riprendere; dall'altro, Roma contesta l'interpretazione tedesca, sostenendo che non ci sia un arretrato di persone che l'Italia debba accogliere nuovamente.
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La posizione del governo tedesco è chiara. Secondo il ministero dell'Interno di Berlino, gli accordi in vigore con l'Italia permettono il ritorno dei richiedenti asilo nei casi in cui l'Italia sia competente.
La Germania ha quindi iniziato a organizzare nuovamente i trasferimenti. Il primo caso riguarda una giovane donna somala che, dopo essere giunta in Italia, ha raggiunto la Germania dove ha presentato una richiesta di protezione internazionale. Il suo trasferimento verso l'Italia è stato pianificato secondo la procedura prevista dalle norme europee.
La questione assume un significato politico più ampio poiché si verifica in un momento in cui diversi Paesi europei stanno inasprendo le loro politiche migratorie.
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Il governo italiano non condivide la ricostruzione tedesca. Dal Viminale si sottolinea che, con l'entrata in vigore del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, la situazione dei dublinanti precedenti alla nuova normativa deve considerarsi risolta sulla base degli accordi raggiunti tra Roma e i principali partner europei.
Questo è il nodo centrale del conflitto: Berlino ritiene di poter riprendere i trasferimenti, mentre Roma sostiene che non ci sia un arretrato da smaltire.
La divergenza riguarda quindi non solo la gestione dei singoli richiedenti asilo, ma soprattutto l'interpretazione degli accordi tra i due Paesi e il passaggio al nuovo sistema europeo.
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Il problema non è di poco conto. Secondo i dati riportati dalla stampa tedesca, nei primi mesi dell'anno la Germania ha registrato 11.745 casi di richiedenti asilo che rientrano nelle procedure che identificano un altro Paese europeo come responsabile della domanda.
In 7.591 casi, gli altri Stati membri avrebbero riconosciuto la propria competenza. I numeri mostrano quindi quanto la questione possa diventare rilevante per i Paesi di primo ingresso, tra cui Italia e Grecia.
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Alla base della disputa ci sono le regole europee che determinano quale Stato membro debba occuparsi della richiesta di protezione internazionale. Il principio generale è quello di identificare il Paese responsabile sulla base dell'ingresso e delle circostanze del richiedente.
Il sistema ha però causato per anni una forte pressione sugli Stati situati alle frontiere esterne dell'Unione, tra cui l'Italia. Il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l'asilo mira a modificare il funzionamento complessivo del sistema, introducendo nuove procedure e meccanismi di solidarietà tra gli Stati membri.
Ed è proprio il passaggio dal vecchio al nuovo sistema a rendere particolarmente delicata la disputa tra Roma e Berlino.
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Il caso tedesco si presenta inoltre in un momento particolarmente delicato per la politica migratoria italiana. Dopo le tensioni con la Spagna sulla gestione dei flussi, il confronto con Berlino apre un nuovo fronte europeo per il governo di Giorgia Meloni.
La questione dei trasferimenti rischia così di diventare un banco di prova per i rapporti tra Italia e Germania e, più in generale, per l'applicazione uniforme delle nuove regole europee sull'asilo.
Il punto non riguarda solo quanti richiedenti asilo debbano essere trasferiti, ma chi debba farsene carico e secondo quali regole. Ed è su questa interpretazione che Roma e Berlino sono ora chiamate a trovare un'intesa.
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