Ugo Zampetti, una vita al servizio dello Stato: l’uomo di fiducia di Mattarella racconta il Quirinale

Il segretario generale della Presidenza della Repubblica rilascia a Virman Cusenza una rara intervista per il ciclo “Gli Invisibili” su Sky TG24, ripercorrendo la propria carriera nelle istituzioni, il rapporto con il Capo dello Stato, nato nel 1983, e le trasformazioni del Quirinale. E su Mattarella rivela: «Vive ogni situazione, anche le più difficili, con assoluta serenità e metodo, concentrandosi sulle soluzioni piuttosto che attardandosi sui problemi»

Ugo Zampetti, una vita al servizio dello Stato: l’uomo di fiducia di Mattarella racconta il Quirinale

Undici anni alla guida della macchina amministrativa del Quirinale, una vita al servizio delle istituzioni, maturata anche come segretario generale della Camera dei Deputati, e un rapporto di fiducia con Sergio Mattarella che risale al 1983. Ugo Zampetti, segretario generale della Presidenza della Repubblica, ripercorre la propria esperienza istituzionale in una rara intervista televisiva concessa a Virman Cusenza per Sky TG24. Dalla gestione degli uffici presidenziali ai momenti più delicati attraversati dal Paese, Zampetti offre uno sguardo sul funzionamento della più alta istituzione della Repubblica e sul metodo di lavoro del Capo dello Stato.

L'intervista inaugura “Gli Invisibili – Il potere che non si vede”, il nuovo ciclo di incontri realizzati da Cusenza nell'ambito di Agenda, l'approfondimento settimanale di Sky TG24 condotto da Lavinia Spingardi. Al centro del racconto ci sono le figure che, pur mantenendo un profilo pubblico riservato, svolgono funzioni essenziali nell'amministrazione dello Stato. Nel caso di Zampetti, il racconto intreccia le responsabilità del segretario generale, le trasformazioni del Quirinale durante la presidenza Mattarella e un legame professionale e personale consolidato in oltre quarant'anni.

Link to La macchina del Quirinale raccontata da ZampettiLa macchina del Quirinale raccontata da Zampetti

La Segreteria generale della Presidenza della Repubblica è un apparato articolato, che svolge funzioni diverse e complementari. Zampetti ne descrive l'organizzazione distinguendo due ambiti principali: «Il primo è l'attività di assistenza al Capo dello Stato nello svolgimento delle sue funzioni interne, istituzionali o internazionali. L'altro filone è quello della gestione della macchina: è un'impalcatura complessa che richiede gestione del personale, delle risorse finanziarie, logistiche e strumentali».

Una struttura che conta circa 800 dipendenti e alla quale fanno capo anche la custodia e la valorizzazione delle residenze presidenziali. Proprio il rapporto tra questi luoghi e la collettività rappresenta, secondo Zampetti, uno dei cambiamenti più significativi introdotti durante la presidenza Mattarella. «La novità più significativa e più conosciuta dall'opinione pubblica è stata l'apertura del Palazzo del Quirinale ai visitatori nella maniera più ampia», spiega. «Oggi turisti, cittadini, alunni delle scuole di ogni ordine e grado possono accedere tutti i giorni al Palazzo e visitarne gli ambienti, anche quelli che in precedenza erano preclusi ai visitatori».

Accanto all'apertura del Palazzo, Zampetti richiama i progetti sociali realizzati nella tenuta presidenziale di Castelporziano, rivolti alle categorie più fragili. «Alla base di queste attività vi è una nuova concezione che è stata affermata dalla Presidenza nell'uso dei beni della dotazione presidenziale», osserva. Un'idea che si riflette anche nelle sue scelte personali.: interpellato sulla rinuncia all'appartamento tradizionalmente assegnato al segretario generale e alla residenza di Castelporziano, Zampetti richiama «lo spirito repubblicano, che è lo stesso spirito che è alla base di quella nuova concezione dell'uso dei beni». E aggiunge: «Quelle scelte si sono convintamente inserite in questo indirizzo e in qualche modo l'hanno anche anticipato».

L'apertura alla società passa inoltre attraverso la cultura. «Questi anni la Presidenza ha dato una grande importanza alla creazione di un rapporto intenso, continuo, significativo con i cittadini, in particolare con i giovani», afferma Zampetti, indicando nella Costituzione, nella solidarietà e nella conservazione della memoria i valori alla base di questo dialogo. Tra i progetti più rappresentativi cita Quirinale Contemporaneo, che ha portato nel patrimonio artistico della Presidenza opere di artisti italiani del periodo repubblicano. «Crea un percorso di conoscenza artistica che doppia il percorso storico, cosicché chi accede al Palazzo non solo prende conoscenza dell'arte, ma anche della storia dell'istituzione e quindi del Paese».

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Nel corso dell'intervista, Cusenza torna sui passaggi più difficili affrontati dal Quirinale durante la presidenza Mattarella, dalla pandemia alla guerra in Ucraina. Zampetti non nega la complessità delle crisi, ma sottolinea il metodo con cui il Capo dello Stato le affronta. «Momenti e passaggi difficili ci sono stati, ci sono e ci saranno», premette. «Del resto momenti e passaggi difficili sono comune patrimonio di tutte le istituzioni, perché vivono immerse nella società e quindi ne condividono problemi, crisi, sviluppi».

Poi offre un ritratto del Presidente: «Devo dire in tutta tranquillità che il Presidente Mattarella vive ogni situazione, anche le più difficili, con assoluta serenità, con metodo, concentrandosi sulle soluzioni piuttosto che attardandosi sui problemi». Una capacità che Zampetti riconduce anche alla lunga esperienza istituzionale del Presidente, maturata come docente universitario, parlamentare, membro del governo e giudice della Corte costituzionale.

Il loro rapporto, tuttavia, precede di molti anni l'arrivo al Quirinale. «Il rapporto con il Presidente Mattarella nasce nell'estate del 1983, quando viene eletto deputato nella nona legislatura ed entra a far parte della Commissione Affari costituzionali», ricorda Zampetti. «Io all'epoca ero funzionario responsabile della segreteria della Commissione, quindi da lì è iniziata una collaborazione che poi è durata nel tempo».

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Le rispettive carriere hanno seguito percorsi differenti, uno politico e l'altro amministrativo, senza interrompere quel legame. «Questa collaborazione ha dato spazio negli anni ad un rapporto di stima e di amicizia, quindi in realtà non c'è un segreto in questa collaborazione. Si fonda sul rapporto di fiducia che si è consolidato in un lungo arco di tempo». La conoscenza personale non si traduce però nella disponibilità a raccontare retroscena. Quando Cusenza gli chiede qualche aneddoto sulla vita quotidiana del Presidente, Zampetti si richiama al significato stesso della propria funzione. «Io effettivamente nella mia esperienza molto lunga nelle istituzioni ne potrei raccontare molti, però penso di dover richiamare l'etimologia del termine segretario, che è colui che custodisce i segreti, colui che custodisce ciò che non può essere divulgato».

Quanto alla rielezione di Mattarella nel 2022, Zampetti la descrive come la prosecuzione di un impegno istituzionale. «L'ho vissuto come ho vissuto tutta la mia esperienza professionale nelle istituzioni, cioè come un servizio alla Repubblica», afferma. E precisa che lavorare al Quirinale «è comunque un onore grandissimo, è un privilegio, è anche un grande onere».

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Il tema del potere discreto, al centro del nuovo format di Sky TG24, attraversa soprattutto il racconto che Zampetti fa del proprio incarico. Il segretario generale della Presidenza della Repubblica è al tempo stesso consigliere del Capo dello Stato e responsabile dell'organizzazione degli uffici. Un ruolo nel quale considera particolarmente preziosa l'esperienza maturata in precedenza alla Camera dei deputati. «Per me è stata molto importante l'esperienza pregressa vissuta come segretario generale della Camera, perché in quel lavoro al servizio del Parlamento si acquisisce un punto di vista complessivo, a tutto tondo, sulla intera dinamica istituzionale», osserva.

Una conoscenza che si riflette nella duplice natura delle sue responsabilità. «Da un lato il segretario generale è il consigliere del Presidente, nei cui confronti svolge un'attività di diretta collaborazione», spiega. In questo ruolo mantiene rapporti con le altre istituzioni e con i soggetti pubblici, ma ne delimita con nettezza il significato: «In questa tessitura di una rete di rapporti il segretario generale non diventa un'eminenza grigia, perché questa attività è finalizzata in via esclusiva a fornire al Capo dello Stato tutti gli elementi utili necessari per lo svolgimento delle sue funzioni».

L'altra dimensione dell'incarico è quella amministrativa. Zampetti ricorda che le responsabilità gestionali si esercitano «sempre, ci tengo a dirlo, nell'ambito delle direttive e degli indirizzi generali stabiliti dal Presidente». Il risultato è una funzione che comporta una doppia responsabilità nei confronti del Capo dello Stato.

A orientare questo lavoro sono quattro principi costituzionali che Zampetti considera una bussola per chiunque svolga un servizio pubblico: «Disciplina, onore, imparzialità e buon andamento». La disciplina, nella sua lettura, è «il senso del limite», mentre l'onore «segna il passaggio nella moderna classe politica dal concetto di fedeltà a quello di lealtà». 

Particolare rilievo assume l'imparzialità, che Zampetti collega alla propria esperienza alla Camera dei deputati e alla posizione costituzionale del Presidente della Repubblica. «L'apparato mutua il canone di imparzialità e di terzietà dalla posizione del Presidente, che è al di fuori e al di sopra delle parti come garante della Costituzione e rappresentante dell'unità nazionale».

Il buon andamento, infine, coincide con «la cultura del risultato». Per Zampetti, il servizio pubblico deve saper seguire l'evoluzione della società e rispondere alle sue esigenze. «Chi è posto al vertice di un'amministrazione deve esercitare il potere che gli è stato conferito per l'interesse generale, deve lasciare ai suoi successori un'amministrazione migliore di quella che ha trovato quando ha assunto l'incarico».

È una visione che trova applicazione anche nel reclutamento del personale. Zampetti ricorda con soddisfazione l'introduzione del primo concorso per funzionari di ruolo nella storia del Segretariato generale, al quale sono seguite altre selezioni. «Si può dire che oggi il concorso è diventato la via normale di reclutamento del personale della Presidenza e ha rafforzato l'amministrazione permanente del Quirinale». Alla domanda se abbia formato altri funzionari simili a lui, risponde con una battuta: «Io premetto che non so se sarebbe un bene». Poi sottolinea la qualità dei nuovi ingressi, che a suo giudizio garantiscono «un futuro solido all'amministrazione».

L'intervista si chiude con una riflessione sul significato del Palazzo del Quirinale, sede prima dei papi, poi dei re e infine dei presidenti della Repubblica. Per Zampetti, ciò che unisce queste diverse epoche è la responsabilità di chi vi esercita le proprie funzioni.

«Quello che questo Palazzo evoca, a mio avviso, è l'idea di responsabilità, il senso della responsabilità che grava su chi è posto al vertice dello Stato. Questa credo che sia la storia che questo Palazzo racconta».

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