
TORINO – Massimiliano Prete si conferma tra i protagonisti assoluti della pizza contemporanea. Il lievitista è stato riconosciuto come 26° miglior pizzaiolo al mondo e unico rappresentante del Piemonte ai The Best Pizza Awards, il premio internazionale che celebra eccellenza e innovazione nel mondo della pizza.
L’annuncio è arrivato mercoledì 24 giugno a Milano, durante la cerimonia ospitata da Studio Novanta negli East End Studios, uno degli appuntamenti più attesi del settore a livello globale.
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Per Prete non si tratta di un risultato isolato, ma della conferma di un percorso professionale fondato su ricerca, metodo e continuità. Il piazzamento, in linea con quello dell’edizione precedente, consolida il suo ruolo tra i riferimenti internazionali nella lavorazione degli impasti.
Il suo lavoro si distingue per l’attenzione alla selezione delle farine, allo studio delle fermentazioni e alla costruzione di strutture leggere e digeribili. Una visione che interpreta la pizza non solo come alimento tradizionale, ma come prodotto gastronomico evoluto, tecnico e fortemente identitario.
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Il riconoscimento arriva in un momento particolarmente significativo per il lievitista, reduce anche dai Due Pani nella Guida Panifici d’Italia 2027 del Gambero Rosso, ottenuti con Matre, l’atelier del pane inaugurato pochi mesi fa a Saluzzo.
Un doppio risultato che amplia ulteriormente il perimetro della sua ricerca, confermando la coerenza di un lavoro che unisce pizza, pane e lievitazione in un’unica visione tecnica e personale, ormai riconoscibile a livello nazionale e internazionale.
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«Essere riconfermato tra i professionisti di riferimento della pizza a livello mondiale è una grande emozione, ma anche la conferma di un percorso costruito con metodo, ricerca e coerenza», ha commentato Prete.
Il lievitista ha poi sottolineato la sua idea di pizza come materia in continua evoluzione: «Per me la pizza è una materia viva: cambia attraverso gli impasti, i tempi di maturazione, le fermentazioni, la selezione delle farine, l’equilibrio degli ingredienti e il lavoro quotidiano sulla leggerezza, sulla struttura e sulla digeribilità».
«Questo riconoscimento valorizza una visione che non separa mai tecnica e identità. Ogni pizza nasce da un’idea precisa, da un confronto costante con la materia prima e dal desiderio di portare l’esperienza dell’ospite a un livello sempre più alto», ha aggiunto.
Infine, uno sguardo al futuro: «Non lo considero un punto d’arrivo, ma una responsabilità in più e uno stimolo a continuare a evolvere insieme alla mia squadra. La pizza è un linguaggio in movimento, e il nostro compito è continuare a farlo crescere senza perdere autenticità».
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La classifica è ovviamente dominata dai pizzaioli italiani. Il migliore al mondo è Francesco Martucci, di Caserta (I Masanielli), seguito da Roberto Davanzo di Montepaone (Bob alchimia a spicchi) e Francesco Capace di Milano (Confine).
L'articolo Massimiliano Prete di Sestogusto a Torino tra i migliori 50 pizzaioli al mondo proviene da Quotidiano Piemontese.
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